Sviluppo e lavoro a Foligno

Non può sfuggire neppure ai più distratti il profondo mutamento del centro storico di Foligno.
Alla ricostruzione post sismica vera e propria, con annessa ripavimentazione di strade e piazze, è subentrata una nuova fase di rivitilazzazione di alcuni zone che negli anni erano cadute nel torpore più assoluto.
E così lo slogan ricostruzione-sviluppo, che ha martellato l'opinione pubblica sicuramente per i primi cinque anni del dopo terremoto (1997), inventato dalle massime autorità istituzionali regionale e comunale, per dire che dal dramma causato dal sisma si dovesse uscire anche con un tessuto economico più consistente, è stato una sorta di tormentone che, alla fine, qualche buon risultato l'ha prodotto.
Per qualche categoria, lo sviluppo è evidente, per altre un po' meno, per altre (la crisi del commercio è sotto gli occhi di tutti) i fattori esterni sono stati e sono così pesanti da annullare qualsiasi ipotesi di sviluppo.
In quei fatidici giorni, si esprimeva anche un auspicio: che il settore dell'edilizia e dell'indotto, prima categoria a trarre vantaggio dalla ricostruzione, forte dell'esperienza che avrebbe acquisita sul campo e grazie alle risorse disponibili, compisse il miracolo di uscire dalla frammentarietà, facesse sistema e, insomma, costituisse un comparto economico solido e capace di sostenere la crescita del territorio.
L'invito delle istituzioni non è caduto nell'indifferenza: l'intuizione di alcuni imprenditori del settore di non posizionare le loro aziende solo sulla ricostruzione, ma di guardare oltre il contingente e di cominciare a fare sistema, a Foligno, si chiama consorzio Costruttori edili riuniti, per molti anni presieduto da Basilio Santificetur, noto costruttore (Cei) folignate.
Costituito allo scopo di aggregare una dozzina di aziende (pur autonome e concorrenziali tra loro) per affrontare impegni di rilievo sia nel campo del mercato privato, sia in quello misto, il Cer, in dieci anni, ha ottenuto risultati tali da consentirgli sia la realizzazione dei più importanti investimenti registrati a Foligno, sia di promuovere la nascita (avvenuta qualche mese fa) di una società per azioni (sono presenti undici tra le maggiori aziende edili, impiantistiche e del settore cave della città) particolarmente interessata al recupero delle aree da sottoporre a riqualificazione urbana.
I cui primi ed importanti risultati proprio in queste ore verranno resi di pubblico dominio. Ma torniamo, per concludere, al consorzio Cer: hanno il suo marchio opere come il nuovo cimitero urbano, realizzato in project financing senza oneri pubblici, il recupero dell'ex centro fiera, il centro residenziale e direzionale di via dei Laghi, il recupero ed i garage pertinenziali di piazzetta Piermarini, costo zero per le casse pubbliche, collateralmente la stessa costruzione del parcheggio di porta Romana, anche questo realizzato interamente con risorse private.
Aggiungiamo il contributo che, indirettamente, il Cer e le altre aziende collegate hanno dato alla vita sociale della città con la partecipazione alla società di gestione dell'Auditorium (con forti risparmi per il Comune) e l'assunzione di una buona parte del capitale sociale della Logistica Umbra, in vendita dopo le note vicende.
Si può chiamare sviluppo della città, avere nella sua classe imprenditoriale soggetti economici che affiancano alle loro proprie attività di singole aziende l'obiettivo di condividere le scelte pubbliche in fatto di riqualificazione e di impegnarsi per il loro raggiungimento?
Certamente questo "evento" si chiama occupazione di lavoratori e reimpiego di capitali e rendite sul territorio. Obiettivo, quest'ultimo, purtroppo non raggiunto con tutti i lavori della ricostruzione affidati a stragrande maggioranza, sia quelli pubblici, sia quelli privati ad imprese non umbre.

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