Un territorio ricco di cave di argilla e di materie prime adatte alla produzione della ceramica hanno reso la città di Gualdo uno dei luoghi privilegiati per la lavorazione sin dall'antichità, come testimoniato da reperti rinvenuti negli scavi archeologici. La prima documentazione risale al 1361 attesta una fornitura per il Sacro Convento di Assisi. In questo periodo le tipologie di forme e decorazioni, riconducibili all'arcaico umbro, sono le stesse dei centri di Deruta, Orvieto e Gubbio.
A partire dal XVI secolo le maioliche di Gualdo e le prime famiglie di produttori, come i Biagioli e i Pignoni, si affermano dal punto di vista commerciale. Per effetto della vicinanza con Gubbio fiorente è la produzione di maiolica a lustro di colore dorato e rosso rubino documentata dalle formelle del Santuario della Madonna del Piano. Il Settecento è il secolo della cosiddetta "ceramica bianca, mentre nel secolo successivo si ha un'espansione del numero delle botteghe e degli opifici di terre colorate.
É nell'Ottocento, che ad opera di Paolo Rubboli da Pesaro, si ha la ripresa della tecnica del lustro metallico oro-rubino, che segnerà la fortuna successiva di Gualdo. L'attività del Rubboli viene proseguita dai familiari nel Novecento, periodo in cui emergono maestri come Alfredo Santarelli, Giuseppe e Pico Discepoli, che si dedicano a forme e decorazioni di carattere classicistico. Si distinguono anche Giuseppe pericoli e Antonio Piermatteo che mostrano segni di modernità pur essendo legati alla tradizione.
Il repertorio della ceramica gualdese è costituito da un incredibile varietà di modelli classici e rinascimentali, nei quali si può riscontrare una matrice derutese, da soggetti d'autore anche fantasiosamente rielaborati e da pregevoli creazioni originali.
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