Nell'Italia delle mille contraddizioni, la crisi che attanaglia il mondo produttivo finisce con il penalizzare pesantemente anche le ferrovie, trasporto collettivo per eccellenza.
Ma nel sindacato il dubbio che si insinua (un po' come accade nelle aziende private) è che all'ombra dell'innegabile crisi si mettano a punto strategie per tagliare qua e là o per privilegiare lobbies private.
Come quelle del trasporto merci, sia su gomma che su ferro (ma in questo caso concorrenti a Fs-Cargo) o rispetto ad alcuni settori redditizi del Gruppo Fs.
É evidentente che in una città ferroviaria per eccellenza qual è Foligno, la situazione preoccupa perché ormai i tagli sono all'ordine del giorno, a partire dall'Ogr-Omc.
La sforbiciata di 70mila ore di lavoro prevista per il 2009 si incastra con un altro dato: la riduzione del trasporto avrà forti ripercussioni sul fronte manutentivo di Trenitalia, dove è prevista la demolizione di 171 locomotori elettrici (di cui cento E-656) e di 73 locomotori diesel, oltre a circa 8000 carri.
Inoltre si avranno forti ricadute nell'organizzazione del lavoro e degli impianti, sulla gestione del personale fino alla modifica degli equipaggi.
Riorganizzazione che rende possibile una riduzione di circa tremila persone in Italia. L'effetto, dunque, è che si demoliscono locomotori tradizionali mentre il know-how sul nuovo materiale rotabile resterà in mano alle industrie costruttrici, che faranno manutenzione.
"Le previsioni di forti riduzioni di produzione - spiegano all'unisono Pietro Serbassi e Stefano Della Vedova, rispettivamente segretario nazionale e segretario regionale del sindacato Fast FerroVie - non possono trovare la condivisione del sindacato, che non vede più nel piano industriale dell'amministratore delegato Mauro Moretti quello sviluppo che aveva programmato.
Come sindacato non possiamo certamente esimerci dal problema della reale crisi economica, ma chiediamo di poter individuare insieme gli strumenti idonei, i margini d'intervento, le azioni sul lavoro necessarie e le regole comuni per tutti che devono essere scritte."
Per Cargo ad esempio (e in questo contesto non deve sfuggire che a Foligno ci si appresta a realizzare la piastra intermodale puntando anche sul trasporto ferroviario) l'effetto crisi sul trasporto si fa sentire: in questo contesto oltre che dalle imprese concorrenti, che abbattono i costi di trasporto sfruttano il dumping sociale dato dai contratti in essere, la maggiore concorrenza proviene dal trasporto merci su gomma, che ha ridotto le tariffe grazie agli incentivi concessi dal governo.
"é evidente che possiamo sintetizzare il tutto - sottolineano Serbassi e Della Vedova - dicendo che la politica del governo ha di fatto tolto risorse al trasporto ferroviario e ha ceduto alla lobby dell'autotrasporto in controtendenza alle politiche comunitarie."
E poi i debiti: Rfi e Trenitalia hanno un indebitamento pregresso di ben 9 miliardi di euro; Rfi per 3 mentre Trenitalia per 6.
E quest'ultima ha un capitale sociale di appena 1,033 miliardi di euro ed opera in un mercato di concorrenza ormai senza regole e con una forte pressione di lobbies economiche.
Parola di sindacato
Giovanni Bosi
Corriere dell'Umbria Giovedì 26 Febbraio 2009

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