Dal 2004 la festa viene celebrata in maniera fantastica dall'associazione dei Maggiaioli e dalla parrocchia di San Pellegrino attraverso una lunga serie di eventi.
Anche quest'anno, non sarà da meno grazie all'impegno dei Maggiaioli, già da tempo al lavoro per preparare al meglio la festa in onore del santo "senza nome", del pellegrino, che diede il nome al loro paese, che da quella lontana notte vide modificata la propria storia.
L'abitato di San Pellegrino si trova a metà di un colle sovrastante la pianura di Gualdo Tadino, una posizione geografica che ha sicuramente rappresentato una componente fondamentale nella nascita e nello sviluppo del paese che, soprattutto nell'alto medioevo, grazie al suo castello, forniva un eccezionale tassello strategico-difensivo per i signori della zona.
E la prova che San Pellegrino fosse uno dei centri più importanti di questa fascia appenninica la si evince anche dai numerosi tesori artistici presenti nella chiesa parrocchiale del paese, primo fra tutti il ciclo di affreschi dedicato al patrono, che la rendono una tra le più ricche chiese minori della Diocesi di Assisi.
Affreschi anche di Matteo da Gualdo, inseriti nel circuito della grande mostra sul pittore gualdese che aprirà i battenti sabato prossimo.
La leggenda da cui nasce la festa del Maggio, riporta all'inizio del secondo millennio. La sera del 30 aprile 1004 si presentò all'ingresso dell'abitazione del conte Ermanno, signore del feudo di Castro Contranense (l'attuale San Pellegrino), un romeo in compagnia di un ragazzo.
Dopo aver ricevuto ristoro si rimise in viaggio nonostante la minaccia di un forte temporale. Chiesta l'ospitalità ad un certo Ono gli venne negata. Il pellegrino e il ragazzo furono raggiunti dal temporale riparati sotto un ponte, dove furono travolti e uccisi dalla furia delle acque del fossato ingrossate dal nubifragio.
Al mattino seguente la figlia del conte Ermanno raccontò ai familiari che quella notte aveva sognato il pellegrino della sera avanti e la sua orribile fine.
Si recarono immediatamente sul posto indicato dalla ragazza, dove, tra lo stupore generale, trovarono il bastone di pioppo del pellegrino "miracolosamente" fiorito e poco distante i corpi straziati dei due sfortunati viandanti.
Il feretro fu posto su di un carro tirato da buoi che, arrivati ad una radura chiamata Campignole si fermarono e si inginocchiarono.
Lì fu seppellito il pellegrino, sulla tomba fu eretta una chiesetta, primo nucleo di quella tutt'ora esistente e nella quale sono ancora conservate le spoglie del pellegrino e del giovane.
Da allora il paese si chiamò San Pellegrino. Proprio questo è l'evento che viene celebrato ogni anno dalla festa del Maggio, in qualsiasi condizioni dopo eventi calamitosi come i terremoti e nei periodi di guerra.
Questa continuità e il grande attaccamento dei Maggiaioli al loro paese e alla loro festa ne hanno da sempre contraddistinto il successo



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