Zoe Teatro è uscito dal gruppo. I ragazzi prodigio di Foligno, Michele Bandini ed Emiliano Pergolari, svalicano i confini regionali e trovano attenzione nei piani alti della scena italiana. Dopo le esperienze formative con Marco Martinelli e il Teatro delle Albe, che non deludono mai, e presenze continuative in festival blasonati, ricevono da Rodolfo Di Giammarco, autorevole critico teatrale, la proposta di mettere in scena "The infant" di Oliver Lansley. Da giovedì lo spettacolo, a due anni dal debutto nella rassegna romana Trend, replica al San Carlo di Foligno, città d'origine del duo, per rimanere in piazza per più di dieci giorni. Tra le mète raggiunte dalla Zoe c'è quella di avere il sostegno produttivo del Teatro Stabile dell'Umbria che ha sostenuto pure i loro precedenti spettacoli ("Quartetto d'ombre", "Metallo" e "Malacorte"). Non solo: Bandini e Pergolari hanno partecipato alla scorsa edizione d "Esterni". In quell'occasione è sceso da Londra l'autore del testo, Lansley, per avere la conferma che la sua drammaturgia fosse in buone mani. Michele Baldini, qual è stato il commento di Lansley sulla vostra versione di "The infant"?
"Soddisfatto, ha detto che abbiamo fatto un buon lavoro sul ritmo. Gli è piaciuta l'idea di portare l'azione scenica all'interno e intorno a un praticabile nero a forma di parallelepipedo, una scatola, creando un gioco claustrofobico."
Cosa succede?
"Una giovane coppia, interpretata da Francesco Ferri e Marianna Masciolini, viene presa in ostaggio da due sinistre, ma comiche, figure (Bandini e Pergolari ndr) che incarnano il potere costituito, l'ordine sociale."
É un thriller?
"Non proprio. Il testo è paradossale, a volte grottesco, con rimandi forti all'attualità. Castogan e Samedi sono due moderni inquisitori che danno la caccia all'autore di un disegno eversivo che metterebbe a repentaglio la sicurezza nazionale. Tutto ruota intorno a questa indagine e alla ricerca del terrorista."
Un'azione da regime totalitario. Il pericolo della nostra democrazia è piuttosto di essere triturata dalla macchina del fango...
"Il testo di Oliver usa dinamiche di una inquisizione preventiva che genera paura e stato di ansia proprio nei paesi occidentali. In scena viene portato lo psicotico e paranoico animo della modernità. Il male può celarsi dietro ogni cosa."
Anche dietro il volto di un bambino?
"é proprio lui il terribile terrorista. Sempre e solo evocato, mai in scena."
Voi siete anche autori dei vostri spettacoli e avete spesso usato come linguaggio, in modo efficace, il dialetto folignate. Come vi siete trovati a cambiare approccio?
"In realtà è stato più semplice quando abbiamo individuato la chiave registica, lavorando sullo spazio, come facciamo di solito, e facendolo diventare metafora del testo. Poi il linguaggio è venuto di conseguenza. Oltre alle parole i suoni aiutano a far crescere lo stridore di una realtà angosciante. La scena si contamina del rumore fastidioso di voli d'insetti e di una lampada cattura mosche."
Un passo in avanti per la Zoe teatro?
"Il confronto con la drammaturgia di Lansley è stato un passaggio molto importante per noi, specialmente in un periodo che non è dei migliori per il teatro italiano."
L'assessore regionale Bracco ha detto che lo Stabile umbro non potrà più essere come prima, i mala tempora impongono un cambiamento. In cosa lo auspicate voi che avete un legame ormai consolidato con il Tsu?
"Il cambiamento lo vediamo soprattutto verso un'apertura al contemporaneo: per essere ancora più concreti in direzione di Esterni. Lo Stabile dovrebbe aprire con il festival ternano un dialogo continuativo e sostanziale per evolvere in una dimensione europea."
Anche le amministrazioni locali sono in difficoltà, voi ne subìte le conseguenze come compagnia in rapporto osmotico con il territorio?
"Certo, radicarci nel nostro luogo di origine è una scelta che abbiamo fatto a suo tempo e che non mettiamo in discussione, perciò l'impegno che adesso ci proponiamo è di non far morire quanto è stato costruito, con uno sforzo in più e investimenti a perdere, cercando di fare rete ed evitando l'isolamento."
Per rimanere a galla si accetta anche di lavorare gratis, c'è chi sceglie di proporsi a "costo zero" per le amministrazioni. Siete in linea con questo fronte?
"c'è pericolo di svilire la professionalità e la dignità di un lavoro artistico proprio quando ne vanno fatti capire realmente il valore e la necessità. Ci siamo proposti così all'inizio del nostro percorso, oggi pensiamo che il teatro si meriti un pubblico pagante e promotori capaci di fare scelte nuove e appropriate"

Sabrina Busiri Vici
Corriere dell'Umbria Martedì 5 Aprile 2011

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