La firma c'è. Da ieri, una parte della "Antonio Merloni" passa ufficialmente al gruppo Qs di Giovanni Porcarelli. Al ministero dello Sviluppo economico, ieri pomeriggio i rappresentanti sindacali nazionali e territoriali di Fim, Fiom e Uilm, i delegati ministeriali Giampietro Castano e Andrea Bianchi e l'industriale Giovanni Porcarelli hanno siglato l'accordo per la cessione.
"L'accordo sindacale - spiegano congiuntamente le segreterie nazionali di Fim-Cisl, Fiom-Cgil, UilmUil - prevede che 700 persone passino alle dipendenze di Porcarelli all'inizio del 2012 e che circa 200 traguardino la pensione con gli ammortizzatori sociali disponibili, mentre per i rimanenti 1.300 interverrà l'accordo di programma. Quest'ultimo, in particolare, dovrà favorire nuove opportunità di rioccupazione e garantire la permanenza degli ammortizzatori sociali."

Dal Ministero, quindi, la garanzia della rimodulazione dell'accordo di programma e della prosecuzione della cassa integrazione.Tutto come si prefigurava già nella consultazione sindacale dei giorni scorsi. Se non fosse che a rabbuiare inaspettatamente la situazione è stata la richiesta formulata dalle banche creditrici di sospendere la procedura di vendita, resa nota nello stesso incontro di ieri dai commissari straordinari. Le segreterie nazionali di Fim, Fiom e Uilm sottolineano di non comprendere 't atteggiamento delle banche che ostacolano l'operazione di cessione. Dopo ben tre anni durante i quali le fabbriche del 'bianco' sono rimaste invendute ed in assenza di qualsiasi offerta alternativa, appare difatti evidente che la cessione a Porcarelli rappresenta l'ultima occasione per sventare il fallimento e salvare almeno una parte dell' occupazione".

Dal Ministero, prima, e da tutte le parti presenti, poi, è emersa la volontà di andare avanti nella procedura, evidenziata dall' avvenuta firma.Intanto, i commenti a caldo dei protagonisti della giornata guardano al lato positivo. "Dopo tre anni in cui le tre fabbriche del bianco sono rimaste invendute e in assenza di altre offerte - spiega Gianluca Ficco, responsabile nazionale Uilm del settore elettrodomestico - dovrebbe essere evidente che quella di Porcarelli è l'ultima occasione. Confidiamo nel fatto che la cessione si perfezioni entro fine anno così come prefigurato dall'accordo sindacale".La firma rappresenta "un significativo passo avanti" per il vicesegretario nazionale dell'Ugl metalmeccanici con delega al bianco ed elettrodomestici, Antonio Spera, per il quale rimangono la preoccupazione per i lavoratori non riassorbiti e, come priorità, che " nessun dipendente deve restare senza tutele".

"L'idea che la fabbrica possa continuare a produrre è stata dominante - ha sottolineato Adolfo Pierotti, segretario regionale Fim - . La firma dà il via alla procedura ed ora verificheremo che gli impegni presi non rimangano sulla carta". "Un primo passo è stato fatto - ha spiegato Francesco Giannini, segretario territoriale Fiom - ma c'è ancora da lavorare per trovare la ricollocazione degli altri lavoratori e dell'indotto,,.Intanto, da oggi i lavoratori si preparano ad una prima selezione tramite il questionario che l'azienda proporrà loro; il 7 dicembre è prevista l'assemblea in fabbrica. A gennaio, invece, un nuovo tavolo al Ministero con parti sociali e Regioni.11 .

Con la denominazione Ardo, l'azienda inizia con i produzione di bombole per Gpl, della quale diviene leader mondiale nel 1976.É questo l'anno in cui assume la denominazione Antonio Merloni S.r.l., poi divenuta Antonio Merloni S.p.A. l'anno dopo. Successivamente il gruppo si specializza nella produzione di frigoriferi, congelatori, lavastoviglie, lavatrici e asciugatrici, per conto terzi e con il marchio Ardo. Acquisisce l'azienda svedese Asko, produttrice di elettrodomestici, e leader nella distribuzione del settore in Nord Europa. L'azienda conta circa 5.000 dipendenti sparsi nei 10 impianti produttivi, 7 in Italia (Fabriano (Maragone e Santa Maria), Costacciaro, Gualtieri, Matelica, Nocera Umbra (Gaifana), Sassoferrato) e 3 all'estero (Finlandia, Svezia e Ucraina), 19 filiali in Europa, e 2 negli Stati Uniti e Australia. II gruppo Antonio Merloni viene travolto dalla crisi, che porta alla chiusura di due stabilimenti, e al procedimento di amministrazione straordinaria, perché dichiarato insolvente in base alla Legge Marzano: ha debiti per 543,3 milioni. A marzo viene firmato un accordo per il salvataggio e la reindustrializzazione dell'Antonio Merloni, che prevede interventi finanziari da parte del Governo nazionale e delle regioni Marche, Umbria ed EmiliaRomagna. Nello stesso periodo si sarebbe fatta avanti per l'acquisizione dei gruppo la China Machi Holdings Group holding finanziaria cinese. A fine settembre viene ceduta la Tecnogas spa e il comparto bombole.
É il 15 novembre quando a Roma i commissari straordinari aprono le buste per le manifestazioni d'interesse d'acquisto II 21 novembre a Roma, presso il ministero dello Sviluppo economico, viene firmata l'acquisizione della "Antonio Merloni" da parte di Qs, dell'industriale Giovanni Porcarelli. Prevista l'assunzione di 700 persone in 4 anni, per gli altri 1.400 lavoratori resta la cassa integrazione

Corriere dell'Umbria Martedì 22 Novembre 2011

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