Nocera Umbra, il giorno di Ferragosto si è celebrato un evento storico per la città e per l'intera regione. Quindici anni dopo il grande terremoto è stata riaperta al culto la cattedrale dedicata a Santa Maria Assunta. Per chiudere il cantiere ci sono voluti 12 anni consecutivi di lavori preceduti da altri 3 di studi e di attese. Un tempo lunghissimo che dimostra quanto un evento sismico possa incidere sia sul volto di una città che sulla vita di un'intera comunità.

É stato un altro importante segnale di ripresa. Addirittura il più forte di tutti questi 15 anni, vista la grande partecipazione che c'è stata sia alla celebrazione presieduta dal vescovo Domenico Sorrentino che alla processione notturna che l'ha preceduta. Il patrono della città, San Rinaldo, dal 1997 custodito nella chiesa prefabbrica di San Felicissimo, è tornato nella cattedrale tra gli applausi di due lunghe ali di fedeli. C'erano quattordici parroci, il sindaco Giovanni Bontempi e i sindaci delle città più vicine (Assisi, Bastia e Valtopina), ma - tranne l'assessore provinciale di Perugia, Donatella Porzi - non c'erano (almeno nelle vesti ufficiali) rappresentanti delle maggiori istituzioni.

Peccato, perché sarebbe stata l'occasione giusta - o meglio, il momento giusto - per dimostrare che Nocera Umbra non è sola. La città che negli ultimi anni - per i più svariati motivi e per responsabilità in alcuni casi reali, in altre immaginarie - è stata più volte additata come la pecora nera della ricostruzione ha, infatti, dimostrato che è pronta a rinascere. Ma non può certo farlo in solitario.I cantieri sono ancora presenti sia nel centro storico che nelle frazioni, ma rispetto al passato c'è qualcosa di più. Molto di più c'è la voglia collettiva dei nocerini di tornare a vivere come prima del 1997. Ma non basta.Nocera Umbra, che oltre al duro colpo del terremoto recentemente ha subito anche quello della crisi di tante piccole aziende e soprattutto dell'impianto Merloni di Gaifana, per tornare realmente in vita ha bisogno di un'ulteriore spinta.Necessita di idee, di proposte. E di opportunità concrete che permettano di sfruttare le risorse.

Le sollecitazioni devono venire da dentro le mura. Ma anche da fuori. Prendiamo, per esempio, proprio la principale risorsa del territorio, quella che grazie all'intuizione e alla volontà di un genio come Felice Bisleri, rese, nel secolo scorso, il nome di Nocera Umbra famoso in tutto il mondo: l'acqua. Negli ultimi cinquant'anni ci si è ostinati a sfruttare l'acqua di Nocera solo per l'imbottigliamento e per riempire gli acquedotti di mezza regione. Ma nessuno è mai riuscito a concretizzare un progetto per riaprire un centro termale degno di questo nome. Un centro che, se portato a una degna efficienza, potrebbe ridare lustro a Nocera Umbra e a tutto il suo territorio garantendo flussi turistici notevoli e possibilità di prosperità economica. Per anni si è parlato di riaprire una struttura storica come le Terme del Centino e Sviluppumbria era pronta a sostenere chiunque avesse voluto investire su questo progetto con finanziamenti facilitati provenienti da fondi europei. Ma tra lavori avviati e poi interrotti, protocolli d'intesa tra enti locali e accordi verbali con privati che si sono poi defilati, tutto è ancora in alto mare. Segno evidente che a un progetto del genere, finora, non hanno mai creduto né i nocerini, né i "forestieri". Maforse, non ci ha mai creduto fino in fondo neppure chi, dopo aver proposto l'idea, l'ha lasciata avanzare con incredibile rilento al punto che ora sembra finita nell'oblio.Parlando ai nocerini il vescovo Sorrentino ha lanciato un'esortazione:

"Non so se chi sia deputato ad avere delle idee le abbia o se dobbiamo cercarle insieme, ma so che per questa città c'è un futuro. Tornate a vivere nel centro storico e non lasciate che terminati i lavori esso diventi come un grande museo vuoto. Se questa cattedrale tornerà un grande luogo di fede, da qui potrà ripartire la forza di riconquistare la via del futuro."
Ma la via del futuro, aggiungiamo noi, è sicuramente in salita. E Nocera non può percorrerla da sola.
Corriere dell'Umbria

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