Francesco Antano è "estremo" come il suo Sagrantino. Gente così o si ama oppure non si accetta. Lui, il vignaiolo appassionato che sta a Bevagna, è d'altra parte senza compromessi: non va incontro al gusto standard, eppure le sue bottiglie finiscono per accontentare tutti, anche il palato "internazionale" degli americani. Sembra incredibile, quasi un miracolo che vini "ignoranti" invece che piacioni, pieni anziché ruffiani, siano riusciti a tanto. É così. Ma la sfida è stata dura da vincere.

"Vini come questi solo dieci anni fa non venivano capiti - dice Francesco - troppo strutturati, tannici per trovare il favore del pubblico o di un finito nelle spalle di Francesco e del fratello Fabrizio, con la mamma Iole che amorevolmente definisce Francesco "un pazzo del vino".

L'azienda porta proprio il nome di Milziade che ne è il padre spirituale ed è curata alla francese, tanto per capirci ("perché i francesi non mi piacciono molto") nell'attenzione in vigna. "Vinifichiamo da sempre l'uva migliore - spiega Francesco - pochi grappoli, massima selezione. Si fa in vigna il vino, non diversamente e questo non è un modo di dire ma ciò che mio padre mi ha tramandato. Niente lieviti, niente botte piccola. Questo vino non viene trattato né filtrato."
Purista, ortodosso, tradizionalista. Chiamatelo come vi pare. Di sicuro Qui tutto è rigorosamente naturale e niente viene trattato"

certo pubblico. Ma non potevo e non posso modificare la natura e le mie convinzioni argomenta ancora - sono andato avanti per la mia strada, con sudore e tanti sacrifici seguendo solo l'insegnamento di mio padre." Già, Milziade, il padre, cavaliere del lavoro. Uno che credeva nel valore della terra e che si è inventato la fattoria, la prima bottiglia di Sagrantino passito (perchè il Sagrantino nasce così) a metà degli anni Settanta. Se ne è andato prematuramente nove anni fa quando l'azienda aveva bisogno di lui per conquistare il mercato del vino e tutto è vignaiolo, contadino. "Anche artigiano del vino se proprio cercate una definizione. Oppure l'operaio dei miei operai, uno che lavora 365 giorni l'anno e mia moglie quando tomo a casa mi chiede se ho un qualche rapporto con le botti. Sono così, credo che l'errore che pure non mi spaventa, sia dietro l'angolo quindi per ottenere un vino, il mio vino, non bisogna lasciare ad altri, non bisogna aspettare ma vivere la terra, la mia terra. Cosà il vino diventa amore[].

Colleallodole è un posto che strega: qui transitano gli uccelli in autunno sopra una vigna che comincia a colorarsi di giallo con le porte di Bevagna in basso. É una vigna da disegnare e che dà il nome, perchè da quella e quella soltanto arrivano le uve. Un gioiello di Sagrantino insomma, dalla zona più vocata dei 15 ettari della fattoria. Ma raccontata così forse, sembra la storia di una passeggiata. Una scalata trionfale nel mondo del vino. Anche perchè Antano vince tutto quello che c'è da vincere nelle guide e anche in quelle appena uscite ha ottenuto il massimo. Invece no. Le prime bottiglie furono cinquanta, ma Francesco ne ricorda soprattutto tre. "Tre delle quali ripensa - feci promozione in un ristorante della zona. Le portai con orgoglio, tenevo che quel ristorante le avesse. Mi chiesero chi fossi e penso che questo è eloquente per capire come è questo mondo e per comprendere che sforzi ho dovuto fare per farmi conoscere."

Poi tutti, compreso quel ristoratore, sono corsi da Antano. Una realtà duecentomila bottiglie, altri due ettari in acquisizione, una cantina nuova pronta ad essere inaugurata.
"Soprattutto pronto io ad essere disponibile per avvicinare la gente al mio vino - dice sereno - perchè quando ero sconosciuto lo portavo a ogni fiera, in di comunicazione. Anche i sugheri, lunghi, col mio volto. Il volto no, ine lo ha voluto fare "l'artista" sardo che produce i sugheri, ma la dimensione del tappo e il sughero migliore sono richieste mie, su misura."

Un particolare: a Colleallodole non c'è bisogno dell'enologo. "Faccio da me e non per presunzione, so come esce fuori il vino. Questione di tradizione."

“Grazie alla promozione fatta al Vinitaly e a Merano ho sfondato in Italia dove va oggi la metà del mio vino, e soprattutto all'estero. Peccato solo che la filiera Umbria non venga mai pensata e concretizzata, un pacchetto che sarebbe vantaggioso per tutti." Stati Uniti, Messico, Giappone, le bottiglie di Antano approdano li. Merito anche dei 94 punti assegnati da Parker al suo Sagrantino ("un signore del quale non conoscevo nemmeno il nome" ammette). "Ogni bottiglia - aggiunge - è un orgoglio, un pezzo di antiquariato. Anche l'etichetta che è stata fatta a mano dalla moglie di un avvocato e non è nata da un progetto marketing o da investimento”

Corriere dell'Umbria Venerdì 23 Novembre 2012

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