La Spigadoro è fallita

Il Fallimento della Spigadoro è realtà. Le promesse dei vertici dell'azienda sono rimaste tali e le ultime possibilità per salvare il pastificio di Sant'Eraclio, appartengono al passato. Nel pomeriggio di venerdì il giudice del tribunale di Crotone, dopo numerosi rinvii e in assenza dei requisiti per procedere al concordato preventivo (richiesta inoltrata dalla proprietà), ha emesso la sentenza di fallimento, fissando anche per i primi giorni settembre l'udienza di verifica per l'accertamento dello stato passivo e l'elenco dei creditori. Sentenza che di fatto fa calare il sipario su una vertenza che dal lontano 31 agosto del 2011 ha tenuto con il fiato sospeso i 54 lavoratori (tutti senza più il posto di lavoro) che fino a ieri l'altro hanno sperato in una soluzione diversa, tale per poter creare situazioni che potessero consentire la riapertura del lo stabilimento, attraverso un percorso di concordato. Ipotesi naufragate, nei confronti delle quali, nessuno per la verità, si è mai aggrappato in maniera seria, consapevoli del fatto che, il sindacato, fin dall'avvio, ha giudicato la vertenza “delicata e di difficile risoluzione”.

Situazione che con il trascorrere del tempo si è concretizzata nonostante l'impegno del Giorni Cruciali L'ultimo presidio davanti alla fabbrica chiusa sindacato e quello delle istituzioni locali e regionali. L'istanza di fallimento è stata inoltrata da alcuni lavoratori iscritti alla Flai-Cgil, impotenti di fronte all'indifferenza dell'azienda che in più di una circostanza ha sperato in un possibile intervento di soggetti imprenditoriali interessati a rilevare il pastificio che, concretamente, non c'è mai stato. Questo fallimento determina un altro duro colpo per i livelli occupazionali di un territorio in gravi difficoltà.

“Come sindacato non siamo stati mai fiduciosi a causa del protrarsi dell'indisponibilità da parte della proprietà a ricercare soluzioni diverse. Qualche timido tentativo da parte di imprenditori - sostiene Massimo Venturini della FlaiCgil - c'è stato ma tutti hanno fatto subito un passo indietro a causa dell'indifferenza della proprietà di avviare un discorso serio e di prospettiva per il futuro e per la ripresa dell'attività produttiva. Il nostro compito - aggiunge Venturini - è quello di avviare un confronto con le istituzioni per verificare la possibilità di poter recuperare quelle disponibilità e interessamenti emersi in passato. Questo è il momento in cui le istituzioni devono fare quadrato per tentare di risolvere un problema occupazionale e per riavviare l'attività storica di 100 anni l'unica attività regionale per la produzione della pasta di semola di grano duro”.

Carlo Luccioni
La Nazione Martedì 16 Aprile 2013

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