Gli esperti lo avevano pensato e lo avevano anche detto, seppure con tutta la prudenza del caso: un caso del genere può essere legato alla sismologia.
Oggi il fenomeno appare in tutta la sua evidenza: quell'affioramento di acqua bollente in vocabolo Pantane, a Bevagna, a qualche centinaia di metri dal lago Aiso, può essere ricondotto al tragico terremoto de L'Aquila.
"é palese poterlo collegare - spiega il geologo Mario Cerqueglini, tra i primi ad intervenire sul posto lo scorso febbraio - non c'era traccia in precedenza di un fenomeno di questo tipo nella piana tra Foligno e Cannara.
Effettivamente la distanza tra noi e L'Aquila è molta, ma si deve considerare che l'area sismica è la stessa.
E il fatto stesso che questo drammatico sisma sia stato superficiale è la conferma che si siano potute avere evidenze come quella di Bevagna."
Tutto era nato quando in un terreno privato è stato visto fuoriuscire del vapore con un forte odore di zolfo.
Ad accorgersene erano stati i carabinieri, che avevano segnalato il fatto al Comune di Bevagna, il quale a sua volta aveva richiesto l'intervento dei tecnici.
Un piccolo scavo aveva fatto affiorare l'acqua bollente: alla prima misurazione raggiungeva gli 85-90 gradi. Sul posto era intervenuto il geologo Mario Cerqueglini che aveva svolto i primi accertamenti, poi era intervenuta l'Enel dato che nei pressi si trova un sostegno di cavi elettrici.
La società ha tuttavia escluso l'anomalia determinata dai propri conduttori in quanto, in genere, per problemi di questo tipo (comunque possibili) non si superano mai i 50° di temperatura.
Con Cerqueglini avevano quindi effettuato un sopralluogo il professor Francesco Frondini, ordinario di geochimica all'Istituto di scienze della terra dell'Università di Perugia, l'ingegner Angelo Raffaele Di Dio dell'Area pianificazione territoriale della Regione e il dottor Roberto Checcucci. Se il fenomeno non fosse stato così localizzato, allora ci sarebbe stato di che preoccuparsi qui in zona

1 commenti

  1. Anonimo  

    8 aprile 2009 13:04

    In relazione all'articolo pubblicato dal Corriere dell'Umbria del 7/04/09 (pag.6), in cui viene citato il mio nome, ci tengo a sottolineare che:
    1) le affermazioni riportate nell'articolo circa un "palese" collegamento tra l'acqua calda di Bevagna e il terremoto dell'Aquila sono state fatte dal geologo Mario Cerqueglini e riportate dal giornalista Giovanni Bosi, e NON RAPPRESENTANO IN ALCUN MODO il mio pensiero;
    2) non esiste alcuna correlazione scientificamente dimostrabile tra il terremoto in Abruzzo e il riscaldamento di una pozza di acqua stagnante nei pressi di Bevagna;
    3) quest'ultimo fenomeno è limitato nel tempo e nello spazio ed è chiaramente di origine superficiale e non endogena. Le misurazioni delle temperature dei pozzi circostanti non hanno mostrato infatti alcuna anomalia (questo dato viene omesso nell'articolo in questione);
    4) nessuno dei presenti al sopralluogo ha ipotizzato un possibile collegamento con l'attività sismica e le conclusioni riportate nell'articolo sono solo frutto del colloquio tra il geologo Cerqueglini e il giornalista;
    5) quando si è verificato il fenomeno di riscaldamento delle acque di Bevagna, sono intervenuto e ho chiaramente detto che non non si trattava di acque termali ma che le cause del fenomeno andavano ricercate in superficie, (evidentemente il geologo Cerqueglini era distratto).

    Sono molto dispiaciuto dal fatto che in un momento così triste e difficile, in cui tecnici e scienziati seri si interrogano su quali siano le migliori strategie di intervento e di ricerca, vengano diffuse delle notizie prive di ogni fondamento scientifico e vengano citate delle persone che con il pensiero del geologo Cerqueglini non hanno nulla a che fare.

    Infine, sicome non mi piace che mi vengano attribuiti titoli che non mi spettano, ci tengo a ricordare che non sono ordinario di geochimica ma ricercatore.

    Dr. Francesco Frondini
    Università degli Studi di Perugia

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