4 passi a Montefalco

Anche Montefalco, come del resto molte città e molti borghi dell'Umbria, lega la sua storia presente e passata alla piazza.
Ha una architettura circolare e conserva il volto medioevale.
Il nostro viaggio inizia da porta del Verziere o di sant'Agostino.
É aperta in un torrione munito di merli ghibellini e adorno, nella lunetta interna, di un affresco del XV secolo, rappresentante la Madonna in trono con alcuni santi.
Sopra alla porta, un grande orologio scandisce il tempo dal 1543.
Entrando, sul lato sinistro si stende la ben conservata e pittoresca cinta di mura urbiche del XIV secolo.
Sul lato destro, incastrati sul muro esterno di una casa, ci sono frammenti di sculture romane (urne, marmi), stemmi medioevali e anche simboli fallici che – come spiega un medico di Foligno, Sandro De Felicis, appassionato di storia - rappresentavano la fertilità.
Salendo per corso Mameli o "lo stradone", come lo chiamavano anticamente, c'è la chiesa di sant'Agostino, costruita nel 1275, quando il comune donò ai frati Agostiniani, già presenti presso la distrutta chiesa di S.Maria "de plateola" (resti in un locale prospiciente la vicina Piazzetta Mustafà), la chiesa dedicata a S.Giovanni Battista, la quale, fra il 1279 e il 1285, venne da essi ricostruita dalle fondamenta con l'intitolazione attuale.
Nel 1327 ebbe aggiunta una navata minore sul lato destro (come ricorda l'epigrafe apposta sopra la porta laterale).
La facciata ha un bel portale ogivale e all'interno conserva affreschi di pittori di scuola umbro-senese (sec.
Xiv-xvi).
Sul soffitto, travature scoperte.
Alla destra della navata sono conservati, entro urne di cristallo, i corpi delle beate Illuminata e Chiaretta (discepole di S.Chiara da Montefalco), e quello, eccezionalmente conservato, di un pellegrino sconosciuto giunto a Montefalco, dove improvvisamente morì, sembra nel secolo Xiv, e divenuto a voce di popolo il "beato Pellegrino".
Egli è quasi il simbolo della diffusa vocazione medievale al pellegrinaggio religioso.
Nel 1466, sull'altro lato, fu costruito il chiostro conventuale.
In agosto, il chiostro si trasforma in taverna, gestita dal quartiere omonimo che rievoca la "Fuga del bove".
Dal 1978, gli Agostiniani hanno definitivamente abbandonato Montefalco.
Proseguendo lungo il salotto del borgo, si incontra piazza Mustafà, celebre maestro di Cappella.
Via Mameli è uno dei due assi viari che unisce in linea retta la porta con il cuore del centro storico.
Lungo il percorso si attraversa il Borgo del Castellare, dagli isolati compatti, formati da strette cellule edilizie che si affacciano sui tersi vicoli paralleli: la zona fu edificata nel 1200 per i contadini inurbati.
Ed eccoci finalmente sulla piazza, nata e cresciuta insieme ai palazzi che vi si affacciano.
Durante l'alto medioevo l'abitato fu sottomesso dal Ducato di Spoleto, nelle cui vicende si trovò spesso coinvolta a causa della sua posizione strategica.
La piazza si sviluppa proprio alla cima del colle dove, probabilmente, si affacciava una torre.
Gli storici sono concordi nell'affermare che la torre era proprio sul luogo in cui ora si trova il palazzo del comune.
Il grande colpo d'occhio è il suo bellissimo loggiato quattrocentesco.
La singolare forma rotonda della piazza, è disegnata emblematicamente dagli edifici civili e religiosi.
"Fino al 1750 – spiega Luigi Gambacurta, che è stato sindaco dal 1995 al 1999 - questa piazza si chiamava del Certame o dei Cavalieri.
Certame, perché qui si svolgevano i mercati più importanti; dei cavalieri, perché fu teatro di giostre e tornei, della caccia al bue e perfino del gioco della palla che doveva somigliare a quello praticato qualche secolo prima dai fiorentini.
Nel corso dei secoli, ha conservato immutata la sua bellezza e continua ad essere luogo d'incontro e di ritrovo per gli avvenimenti più disparati, civettando con il fascino delle sue architetture: dal palazzo comunale del 1270 al palazzo Beduini-Maffetti (oggi Nanni), dal palazzo Cavilli (già De cuppis, Degli Abbati), a quello dei Senili (oggi Andreani), dal palazzo Nobili (oggi Morici) al palazzo Santi-Gentili, dal palazzo Bontadosi (oggi Langeli) alla chiesa di santa Maria e a quella di san Filippo, oggi teatro comunale.
In piazza avvennero i primi consigli comunali con la partecipazione di oltre 200 consiglieri in rappresentanza delle famiglie che abitavano le ville frazionali.
Era al centro di questa piazza che, nei secoli passati, gli accusati di pubblico tradimento si affidavano al giudizio del popolo, rischiando il linciaggio della folla, come accadde nel 1528 a Lattanzio Senili, trafitto a morte e straziato nel corpo, perché ritenuto responsabile del saccheggio avvenuto l'anno prima ad opera dei soldati mercenari di ritorno dal sacco di Roma."
Dalle poderose mura trecentesche, campanili e torri spuntano fra i coppi come ad annunciare un contesto umano, dove per secoli, il sacro e il civile hanno convissuto in armonia, delineando l'attuale aspetto del nucleo storico.
E il nome di Coccorone? Secondo alcuni storici, l'etimologia del nome deriverebbe dal senatore romano Marco Curione, che aveva dei possedimenti nel territorio, secondo altri dal greco oros, cioè monte.
Montefalco è stata anche sede della Curia di Spoleto che fece erigere una rocca sull'insediamento di San Fortunato, un santo del luogo artefice della cristianizzazione della zona.
Scendendo per via Ringhiera Umbra, si incontra subito la chiesa di san Francesco, edificata nel XIV secolo e dal 1990 struttura museale in tre spazi distinti: la chiesa; la pinacoteca al piano superiore, con le opere mobili provenienti dal territorio comunale; la cripta, dove sono raccolti reperti archeologici e sculture ed altri frammenti di varie epoche.
Ogni anno, sono quasi 50.000 i visitatori.
In fondo alla via c'è l'ex carcere mandamentale, completamente ristrutturato.
In agosto, il quartiere di San Francesco vi allestisce la sua suggestiva taverna per la manifestazione della "Fuga del bove".
Oltre la porta, c'è una magnifica veduta della valle umbra che permette di godere un panorama a 360°.
"La chiamano, sbagliando, la Ringhiera dell'Umbria – dice un ristoratore - lasciando pensare che il bello stia fuori, verso le valli e le colline.
Invece, Montefalco è bella dentro: nella tondeggiante piazza del comune, nella ricchezza delle chiese, nelle suggestive viuzze e vicoli, corredate da case di pietra gentili e fiorite, come quelle di via Camiano, un angolo davvero incantato."
Tutto intorno campagne e colline che lambiscono le mura medioevali con gli ulivi e le vigne del Sagrantino, alcune delle quali risalgono a periodi compresi tra il 1700 ed il 1800.
Chi arriva fin quassù non può non assaggiare il vino o annaffiare con il Sagrantino le ghiotte specialità culinarie.
Dice un uomo che incontriamo vicino ad una enoteca:
"Chi ha inventato questo vitigno, se non è in paradiso, gli è vicino.
Siamo diventati famosi in tutto il mondo grazie al pregiato Sagrantino secco e passito."
Allora, cin cin.

Domenica 02 Agosto 2009 di Gilberto Scalabrini

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