Bevagne, così si chiamavano le tele di canapa un tempo prodotte ed esportate da questa graziosa cittadina. Racchiusa entro una spessa cortina, essa vive il ricordo di un passato artigiano e contadino, che affonda le radici sin nella lontana Età di Mezzo. Chi si trova a passeggiare per le vie di Bevagna non fatica molto a ricrearne con la fantasia lo scenario medievale. Il borgo ha infatti conservato l'antico aspetto, con le sue mura, scandite da torri e da porte, le chiese degli Ordini Mendicanti e gran parte del tessuto edilizio.
Fulcro dell'abitato è la caratteristica Piazza Silvestri, del tutto asimmetrica e dotata di effetti prospettici davvero singolari. Vi si affacciano due splendide chiese romaniche e il duecentesco Palazzo dei Consoli. Ma è solo nel mese di giugno che il visitatore può cogliere appieno il fascino e la magia del luogo.
Si tiene infatti il Mercato delle Gaite, considerato da molti un evento di archeologia sperimentale, che riporta i bevanati alla vita del Trecento. All'epoca la città era divisa in quattro rioni (gaite) cui spettava a turno il giro di guardia sulla cortina muraria.
Durante la festa i quartieri ricreano le botteghe artigiane del tempo e un premio viene assegnato alla ricostruzione più fedele.

Camminando intorno alla Chiesa di S.Francesco qualcosa attira lo sguardo dell'attento osservatore. Una fila di case segue un andamento curvilineo, poiché ricalca il perimetro di un anfiteatro romano. Ricordiamo allora che il sito fu noto ai latini come Mevania e fu municipio fiorente sul ramo occidentale della Flaminia. Agli amanti di storia romana consigliamo un circuito archeologico che, dai ruderi di un edificio del I sec. d.C. (sotto l'ex Convento dei Domenicani), passa al tempio tetrastilo (via Crescimbeni) per poi giungere alle Terme (via di Porta Guelfa), al Teatro (via dell'Anfiteatro) e ai resti di mura romane vicino Porta Molini.

Proseguendo in direzione di Cannara, incontriamo il Convento dell'Annunziata e, poco oltre, un profondo laghetto carsico. La fantasia popolare ne ha fatto un luogo di mistero, ormai indicato dalla gente del posto come lago dell'Abisso.

Ripresa la strada per Limigiano facciamo una sosta a Cantalupo, ridente paesino tra colline e uliveti. In agosto, una sagra celebra il cibo dei poveri, la lumaca, cotta sulla brace e condita con l'ottimo olio d'oliva locale. Si rievoca così l'usanza di consumare lumache nel periodo di potatura degli ulivi, quando i contadini, intenti nel taglio dei tronchi, raccoglievano questi succulenti molluschi nel cavo degli alberi per assicurare una cena nutriente alla propria famiglia.
In località Pian d'Arca, un'edicola segna il punto in cui si narra che S.Francesco abbia parlato agli uccelli. Concludiamo la nostra gita al suggestivo castello di Limigiano.
Nel mese di luglio la Sagra della torta di prosciutto consente di apprezzare prodotti tipici e antiche ricette.

Federica Mazza da goumbria.it

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