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martedì 16 aprile 2013

La Spigadoro è fallita

Il Fallimento della Spigadoro è realtà. Le promesse dei vertici dell'azienda sono rimaste tali e le ultime possibilità per salvare il pastificio di Sant'Eraclio, appartengono al passato. Nel pomeriggio di venerdì il giudice del tribunale di Crotone, dopo numerosi rinvii e in assenza dei requisiti per procedere al concordato preventivo (richiesta inoltrata dalla proprietà), ha emesso la sentenza di fallimento, fissando anche per i primi giorni settembre l'udienza di verifica per l'accertamento dello stato passivo e l'elenco dei creditori. Sentenza che di fatto fa calare il sipario su una vertenza che dal lontano 31 agosto del 2011 ha tenuto con il fiato sospeso i 54 lavoratori (tutti senza più il posto di lavoro) che fino a ieri l'altro hanno sperato in una soluzione diversa, tale per poter creare situazioni che potessero consentire la riapertura del lo stabilimento, attraverso un percorso di concordato. Ipotesi naufragate, nei confronti delle quali, nessuno per la verità, si è mai aggrappato in maniera seria, consapevoli del fatto che, il sindacato, fin dall'avvio, ha giudicato la vertenza “delicata e di difficile risoluzione”.

Situazione che con il trascorrere del tempo si è concretizzata nonostante l'impegno del Giorni Cruciali L'ultimo presidio davanti alla fabbrica chiusa sindacato e quello delle istituzioni locali e regionali. L'istanza di fallimento è stata inoltrata da alcuni lavoratori iscritti alla Flai-Cgil, impotenti di fronte all'indifferenza dell'azienda che in più di una circostanza ha sperato in un possibile intervento di soggetti imprenditoriali interessati a rilevare il pastificio che, concretamente, non c'è mai stato. Questo fallimento determina un altro duro colpo per i livelli occupazionali di un territorio in gravi difficoltà.

“Come sindacato non siamo stati mai fiduciosi a causa del protrarsi dell'indisponibilità da parte della proprietà a ricercare soluzioni diverse. Qualche timido tentativo da parte di imprenditori - sostiene Massimo Venturini della FlaiCgil - c'è stato ma tutti hanno fatto subito un passo indietro a causa dell'indifferenza della proprietà di avviare un discorso serio e di prospettiva per il futuro e per la ripresa dell'attività produttiva. Il nostro compito - aggiunge Venturini - è quello di avviare un confronto con le istituzioni per verificare la possibilità di poter recuperare quelle disponibilità e interessamenti emersi in passato. Questo è il momento in cui le istituzioni devono fare quadrato per tentare di risolvere un problema occupazionale e per riavviare l'attività storica di 100 anni l'unica attività regionale per la produzione della pasta di semola di grano duro”.

Carlo Luccioni
La Nazione Martedì 16 Aprile 2013

martedì 5 marzo 2013

Wonderful: dichiarato il fallimento

È finito un vero e proprio impero votato al commercio. Stavolta però la crisi economica c'entra di riflesso perché a sentire i sindacati, chi era a capo di quel sistema che contava una quarantina di negozi di abbigliamento - di cui trenta in Umbria - e dava lavoro a duecento dipendenti, ha finito con il fare il passo più lungo della gamba. E così il tribunale di Perugia ha dichiarato il fallimento della Wonderful Sas e del socio Lucio Alessi, nominando Umberto Rana come giudice delegato.
I tempi ora sono quelli burocratici: l'udienza per l'esame dello stato passivo è stata fissata per il 12 giugno, ma già entro il 13 maggio i creditori e quanti vantano diritti sui beni dei soggetti falliti dovranno far pervenire il loro conto della spesa, al fine di partecipare alla ripartizione dell'attivo fallimentare. La crisi si era acuita giusto un anno fa, con il sindacato,preoccupato per la sorte dei lavoratori della catena di negozi, impegnato a salvare il salvabile, per trattare con i legali dell'azienda, per limitare i danni della situazione di difficoltà finanziaria.

Lo tsunami Wonderful ha riguardato Foligno, ma anche Terni dove il patron Lucio Alessi aveva rilevato l'azienda Briganti Abbigliamento, allungando la lista delle attività già presenti, con negozi specializzati in abbigliamento sportivo a Corciano e Collestrada di Perugia, allargandosi poi ulteriormente a Temi con ulteriori esercizi in corso Vecchio, a Maratta e al Pianeta. E poi l'acquisto di molti immobili. Investimenti consistenti, spese pesanti. Certo è che con questo fallimento scompare un marchio storico, un protagonista della vita commercia le di Foligno: proprio qui, in piazza della Repubblica, tra il Municipio e palazzo Trinci, ai primi del Novecento dal negozio "Fratelli Terrin tessuti e confezioni" si era passati alla ditta Alessi. "Alessi ci ha saputo fare" è il commento più comune nella città della Quintana, con la sfida al mercato dell'abbigliamento e dell'articolo sportivo e con la creazione del marchio Wonderful a metà degli anni Sessanta, Poi l'apertura del primo punto vendita Wonderful Centro Sport by Alessi alla fine degli anni Settanta. E ancora dal 1995 le aperture di nuove strutture Wonderful differenziando la propria offerta con i marchi Young Sport system, Kid e Outlet, arrivando ad operare a 360 gradi nel comparto della moda e dello sport. Nel 2009 non è mancata neppure l'idea di un'alleanza strategica con Li Ning, il leggendario ginnasta olimpionico, l'ultimo tedoforo ai giochi di Pechino, a capo della multinazionale che produce capi di abbigliamento e accessori sportivi.

Finché, e questa è storia recente, nella prima metà dello scorso anno hanno cominciato a fioccare le chiusure.

G.Bo.
Corriere dell'Umbria Martedì 5 Marzo 2013

venerdì 30 novembre 2012

Aziende da cui prendere esempio: la Fertitecnica Colfiorito

La Fertitecnica Colfiorito oggi è un'azienda che si sviluppa in ben 11.000 metri quadri di stabilimento, con insediamenti divisi tra Colfiorito, Foligno e Macerata, nei quali lavorano 48 dipendenti assunti a tempo indeterminato e a cui se ne aggiungono altrettanti nei periodi stagionali di maggiore intensità produttiva. La storia è iniziata nel 1984, quando Ivano Mattioni insieme alla madre, diede vita ad un'impresa che all'epoca operava in una sede di 200 metri quadri, nella quale venivano prodotti a mano sacchetti di patate rosse e di lenticchie, vere e proprie eccellenze del territorio. Dopo neanche dieci anni, nel 1992, il primo salto di qualità la Fertitecnica Colfiorito l'ha conosciuto grazie all'introduzione nel processo produttivo di macchine automatiche per l'impacchettamento, circostanza che insieme all'occupazione di sei dipendenti e all'allargamento dello stabilimento a 800 metri quadri, contribuì al raggiungimento di un fatturato pari a 1 miliardo circa delle vecchie lire.

Nel 1995 l'azienda assume la dimensione di industria agroalimentare, gli addetti raddoppiano e lo stabilimento raggiunge una superficie coperta di 1200 metri quadri. É questo il momento in cui la proprietà comincia ad investire sulle tecnologie applicate allo sviluppo della qualità e il fatturato premia gli sforzi, raggiungendo la cifra di 3 miliardi di lire. Alla fine degli anni'90 la Fertitecnica Colfiorito decide di investire ancora e la parola d'ordine è sempre qualità. L'azienda ottiene la certificazione Iso9001 sui processi produttivi e, contestualmente, quella relativa ai prodotti biologici. É poi con l'inizio del nuovo millennio che l'azienda di Ivano Mattioni conosce un altro decisivo impulso.

Nel 2002 la Fertitecnica Colfiorito associa ai suoi prodotti il concetto di filiera, come strumento per avvicinare i consumatori ai produttori, estendendolo su scala nazionale (in Piemonte; Toscana, Marche, Lazio, Umbria, Molise, Pu glia e Sicilia, collabora oggi con oltre 50 aziende agricole che operano secondo protocolli certificati, mentre sull'altopiano di Colfiorito sono 20 le imprese ad essa collegate). Nello stesso periodo i dipendenti arrivano a toccare quota 25 e vengono acquistati altri due stabilimenti: uno a Foligno di 1400 metri quadri e uno a Macerata di circa 2000, dove vengono realizzati i cesti natalizi per conto terzi e a marchio Fertitecnica Colfiorito.
Dopo tanti investimenti, nel biennio 2007/2008 si registra il vero salto di qualità nei fatturati. Gli introiti economici raggiungono i 15 milioni di euro mentre i dipendenti salgono ancora di numero, fino a toccare le 30 unità. Il continuo percorso in ascesa arriva poi ai nostri giorni. Fertitecnica Colfiorito si appresta a chiudere il 2012 con un fatturato stimato intorno ai 25 milioni di euro (più 10% rispetto al 2011), un risultato che le consegna il ruolo di leader nel mercato italiano dei legumi, rappresentando da sola il 16% del fatturato nazionale del settore. Un dato di grande rilievo se si considera la contrazione registrata in Italia e in Europa.

Corriere dell'Umbria Venerdì 30 Novembre 2012

mercoledì 14 novembre 2012

La Arnaldo Caprai: Migliore Cantina Europea

É nel cuore dell'Umbria la miglior cantina europea del 2012: Arnaldo Caprai, azienda pioniera nella riscoperta del Sagrantino di Montefalco e tra le più importanti realtà d'Italia, porta ancora una volta il suo territorio alla ribalta mondiale, conquistando il titolo di "European Winery of the Year" della prestigiosa rivista americana "Wine Enthusiast", che ogni anno assegna a cantine e personalità al top del mondo del vino i suoi "Wine Star Awards". La notizia è un riconoscimento che conferma ancora una volta l'amore degli americani per il vino italiano, leader in volume e valore negli States tra i vini "stranieri".
"L'innovativa cantina di Arnaldo Caprai - ha spiegato il fondatore e direttore di Wine Enthusiast Adam Strum - ha contribuito a far rivivere i vini autoctoni dell'Umbria, portando il vino regionale al centro della scena internazionale grazie al suo Sagrantino di Montefalco."
E se Caprai, che nella sua categoria ha superato la concorrenza di realtà come la griffe dello champagne Veuve Cliquot, è l'unico nome italiano premiato nei "Wme Star Awards" 2012, il suo "Sagrantino di Montefalco 25 anni"2007, il vino di punta della cantina, è l'unico vino umbro della "Top 100 cellar selection" della rivista, dedicata ai migliori vini da invecchiamento.
"Il Sagrantino è il vitigno autoctono di casa mia e la mia passione - dice Marco Caprai, il produttore che ha portato il Sagrantino dalla piccola città di Montefalco alla ribalta internazionale, alla guida di Arnaldo Caprai. Siamo onorati di essere stati scelti per un premio internazionale così importante e di essere in compagnia delle migliori cantine e delle personalità più importanti del mondo."
Marco Caprai e il suo team riceveranno il Wine Star award a New York il 28 gennaio 2013, in occasione della cena di gala di Wine Enthusiast.
Corriere dell'Umbria Mercoledì 14 Novembre 2012

lunedì 17 settembre 2012

Calendario di Frate indovino 2013

Mentre sui tanti calendari di Frate indovino aperti sul mese di agosto ha trionfato il disegno dei Giochi de le Porte nell'edizione dedicata all'asino, a Gualdo Tadino è già stata completata l'edizione 2013 del fortunato calendario che è dedicata a San Francesco. Forse non tutti sanno che “Frate Indovino” opera a Gualdo Tadino nel convento dei padri francescani cappuccini del Santuario della Madonna del Divino amore. Il direttore è il gualdese padre Mario Collarini. Insieme ai suoi collaboratori, ha già preparato il famoso calendario per il 2013, una pubblicazione diffusa in tutta Italia ed all'estero. Il tema portante dell'anno è la figura di San Francesco.
I disegni di Severino Baraldi raccontano alcuni momenti fondamentali della biografia del santo assisano. Il giovane del suo tempo, la crisi esistenziale, il bacio del lebbroso, le decisioni, la nascita della fraternità, le scelte della minorità, della libertà, della pace, della gioia. 
Interessanti anche gli spazi dedicati ai luoghi alle malattie, alla storia ed alle famiglie francescane, al ritrovamento della tomba, alle brevi preghiere, al cantico, all'ecologia, ai rapporti con santa Chiara, ai legami con la nascente lingua italiana. Ed è denso delle tradizionali e amatissime rubriche: il lunario, i proverbi quotidiani. l'astronomia, la salute, le donne, il "grillo sparlante", il pensiero spirituale, le curiosità, il "vedo, prevedo, travedo". Un autentico manuale di saggezza e di cultura semplice, alla portata di tutti, che dà continuità ai tanti calendari pubblicati ininterrottamente dal 1946.

Corriere dell'Umbria Lunedì 17 Settembre 2012

venerdì 21 ottobre 2011

Spigadoro chiude: 55 senza lavoro

Spigadoro ha cessato l'attività e ha messo in mobilità i suoi 55 dipendenti. Ora l'obbiettivo delle rappresentanze sindacali è quello di dare una continuità di presenza del marchio sui mercati, considerando che il nome "Spigadoro" è conosciuto e apprezzato anche oltre l'Europa e che rappresenta assieme al magazzino scorte delle merci l'unico bene rimasto in mano alla famiglia Podella di Crotone. La chiusura dello stabilimento di Sant'Eraclio ha preso di sorpresa tutti, considerando che si parlava di commesse giunte da molti Paesi europei ma anche perché i vertici aziendali avevano dato assicurazioni, manifestando la volontà di rilanciare l'azienda. La famiglia Podella, che negli ultimi dieci anni ha gestito lo stabilimento di Sant'Eraclio, aveva dichiarato l'intenzione di rilancio alla Regione, alla Gepafin e alla Sviluppumbria, ma - a quanto pare - per la mancanza di risorse finanziarie ha bloccato lo sviluppo del progetto. Massimo Venturini e Sara Palazzoli (Flai Cgil), Loreto Fioretti (Fai Cisl) e Stefano Tedeschi (Uila Uil) hanno detto che questa chiusura ha preso le mosse il 29 Agosto scorso quando l'azienda manifestò la volontà di attuare la mobilità per 55 lavoratori e decise la sospensione dell'attività produttiva in attesa di trovare soluzioni atte a scongiurare la chiusura - e individuare eventuali acquirenti del marchio. Il tentativo alimentò le speranze; fu nominato un liquidatore nella persona di Domenico Fabriano, al quale si sono nel frattempo rivolte un paio di aziende interessate a rilevare - in affitto lo stabilimento e i macchinari, di proprietà di un'azienda che opera nel leasing. L'operazione sembrava stesse andando in porto con uno; al possibile acquirente non interessava il marchio; l'azienda avrebbe cambiato denominazione passando da "Spigadoro" a Pasta Spigadoro. Quando sembrava che l'operazione stesse per essere definita, per ragioni non conosciute,

"è finita nel nulla, dopo che il possibile, acquirente aveva stilato con la Fari Podella un accordo preliminare avanti a un notaio”

Ora riprende la ricerca di un altro possibile acquirente che salvi il marchio e apra la speranza di riprendere il lavoro ai cinquantacinque ex dipendenti della Spigadoro. Questa chiusura rappresenta un ulteriore, pesante colpo a danno dell'economia folignate, già pesantemente colpita in diverse altre attività. La Spigadoro ha avuto una vita travagliata negli, ultimi anni: è passata attraverso Pambuffetti, poi Corticella, quindi Pastificio Etrusco e quindi la famiglia Podella il cui nome è legato a ben tre chiusure di stabilimenti umbri: prima la Pasta Ponte di Ponte San Giovanni, poi il pastificio Federici di Terni e ora la Spigadoro. Perché questa chiusura? Fonti sindacali sospettano che la Famiglia Podella intenda trasferire il marchio e l'attività produttiva a Crotone, la città di origine dei Podella.


Settegiorni Venerdì 21 Ottobre 2011

mercoledì 19 ottobre 2011

La Spigadoro: 55 dipendenti a rischio

Sconcerto e preoccupazione. É questo lo stato d'animo con il quale i 55 addetti della Spigadoro, hanno accolto la notizia della mancata riapertura dello stabilimento a causa dell'improvvisa interruzione delle trattative tra l'attuale proprietà, la famiglia Podella, e la cordata di imprenditori di Latina interessata all'affitto del ramo d'azienda con relativo impegno di acquisto. Dopo mesi caratterizzati dal più stretto riserbo, voluto dai sindacati al fine di non turbare le trattative ritenute vitali per il futuro dello storico impianto folignate, sia le istituzioni che le parti in causa cominciano a far sentire la propria voce, se non altro per spiegare quali possano essere gli ultimi e intentati margini di manovra e per trovare, auspicabilmente, una via d'uscita. Ridando così un futuro e una prospettiva non soltanto ad un' importante azienda del territorio, ma a 55 famiglie, sicuramente poco interessate ai motivi degli intoppi e molto di più alle soluzioni concrete.
"Stiamo facendo di tutto per salvaguardare il sito, la forza lavoro e i creditori di Spigadoro - dice al telefono l'amministratore del socio unico di Spigadoro, Aldo Podella - Chi è intenzionato a subentrare deve poter garantire tutto questo, altrimenti non è possibile andare avanti. Il nostro amministratore e liquidatore (Domenico Fabiano, ndr) è ancora disponibile a siglare l'accordo, purchè vi siano le garanzie necessarie."
Una disponibilità confermata, stando ad alcune voci confidenziali, anche dalla controparte. Sembrerebbe infatti che Bernardino Quattrociocchi - l'amministratore della nuova società pronta a far ripartire la produzione lanciando sul mercato il nuovo marchio "Pasta Spigadoro" - abbia fatto sapere che ci sia ancora la volontà da parte degli imprenditori di Latina di procedere con l'affitto del rai rappresentanti sindacali per rendersi disponibili ad ogni possibile aiuto, seppur difficile. Poiché comunque si tratta pur sempre di una trattativa fra privati. […] Per Luca Barberini, consigliere regionale del Pd,
"servono senso di responsabilità e scelte rapide per restituire credibilità a un'azienda di riferimento per l'economia del territorio folignate e scongiurare la chiusura definitiva di un impianto che occupa 55 dipendenti."

Daniele Ciri
Corriere dell'Umbria Mercoledì 19 Ottobre 2011

martedì 5 aprile 2011

Brunelli Costruzioni: un'altra brutta crisi a pochi metri dalla Merloni

A Nocera Umbra, a poche centinaia di metri dalla Antonio Merloni, c'è un'altra importante azienda del territorio che rischia di soccombere agli effetti della crisi e soprattutto alla stretta finanziaria imposta dalle banche. É la Brunelli costruzioni, azienda con circa 100 dipendenti, che si occupa di edilizia, escavazioni, lavori stradali, etc.
Stamattina, martedì 5 aprile, l'azienda si è fermata e tutto il personale, non solo gli operai, ma anche tecnici, impiegati e ingegneri e persino il titolare, hanno dato vita ad una manifestazione davanti alla sede dell'azienda per chiedere un intervento delle istituzioni che scongiuri il soffocamento dell'impresa. Sì, perché il problema, denunciato da azienda, sindacati e lavoratori, sta nella chiusura del rubinetto del credito da parte degli istituti bancari, nonostante l'azienda possa vantare vari appalti e commesse per una cifra che si aggira intorno ai 20 milioni di euro.

"La Brunelli è un'azienda che ha sentito come molte il peso della crisi globale – spiega Gianluca Menichini, della segreteria provinciale Fillea Cgil, stamattina in presidio con i lavoratori – negli ultimi tempi però sembrava che, dopo tanti sacrifici da parte dei lavoratori, la situazione fosse in via di soluzione, anche perché l'azienda era riuscita a recuperare gran parte di un grosso credito (9 milioni di euro) da un'azienda laziale e stava quindi saldando gran parte dei suoi debiti con le banche. Invece – prosegue Menichini – contro ogni aspettativa gli istituti di credito non hanno riaperto i rubinetti. Il titolare ci ha detto che, se prima della crisi potevano contare su fidi per 10 milioni, ora siamo appena a 600mila euro."
e questa situazione va a ricadere soprattutto sui lavoratori, che sono senza stipendio da dicembre. In questi giorni doveva essere pagata una mensilità, ma senza il credito delle banche anche i salari sono bloccati.

"L'azienda ha un piano industriale, le commesse ci sono, quello che manca è solo la liquidità – spiega ancora Gianluca Menichini – per questo i lavoratori ce l'hanno fondamentalmente con gli istituti credito. Però, il nostro appello è rivolto anche alle istituzioni locali, che devono fare pressioni sul sistema delle banche perché non lasci morire un'azienda che ha prospettive e che rappresenta una valvola di sfogo fondamentale per il territorio appenninico dal punto di vista occupazionale."
La protesta dei lavoratori comunque è solo all'inizio.
"Come Fillea Cgil, insieme ai lavoratori della Brunelli, siamo pronti ad organizzare altre manifestazioni – conclude Menichini – e non escludiamo azioni eclatanti, come il blocco della Flaminia, per arrivare ad una soluzione positiva di questa vertenza."

www.cgilumbria.it
Martedì 5 Aprile 2011

domenica 13 marzo 2011

Proroga dei termini per le offerte della Merloni

Sulla vertenza della Antonio Merloni, che per l'Umbria interessa lo stabilimento di Colle di Nocera, ci sono novità. I commissari Massimo Confortini, Silvano Montaldo e Antonio Rizzi, hanno prorogato al 28 marzo i termini della consegna delle offerte migliorative vincolanti per l'acquisto dei marchi di titolarità dell'azienda in amministrazione straordinaria. Interessati all'acquisto sono la cordata cinese Nanchang Zerowatt Electronic Group e gli iraniani della Mmd. I cinesi hanno partecipato al bando per le manifestazioni di interesse all'acquisto dell'Antonio Merloni presentando un'ipotesi di offerta per tutti e tre gli stabilimenti (uno da trasformare in centro ricerca, un altro in outlet di prodotti elettronici). Anche la Mmd (con capitali a Dubai) ha risposto al bando, con una pre-offerta per l'intero perimetro industriale del gruppo. I commissari tuttavia avevano sollecitato entrambe le cordate ad approfondire i rispettivi piani industriali e occupazionali, presentato garanzie finanziarie a supporto. Intanto, però, le preoccupazioni restano.
"Le preoccupazioni riguardanti la procedura di vendita degli stabilimenti rimasti invenduti della Merloni si sono concretizzate in conferme di ciò che da tempo abbiamo denunciato: non c'è la volontà da parte di tutti i soggetti interessati a lavorare per la cessione in continuità."
É la posizione del Comitato dei lavoratori dello stabilimento di Colle. La cessione in continuità,

"rappresenta la soluzione meno dolorosa in termini ri-occupazionali per i 2.240 lavoratori e per l'economia dell'intera fascia appenninica Umbro-marchigiana.
Una soluzione diversa da quella della cessione a favore di un grande gruppo industriale in grado di reinvestire nell'intero perimetro significherebbe - prosegue il Comitato - la perdita della quasi totalità dei posti di lavoro, con un impatto socio-economico che assumerebbe dimensioni devastanti per le regioni Umbria e Marche. É perciò incomprensibile che si stia cercando di tagliare i tempi alle due proposte internazionali già formalmente pervenute, quella iraniana della Mmd, e quella della g8 Spa, società di cui fanno parte la Otto Italia, e come socio di maggioranza, la Nanchang ZeroWatt Electronics Group."

Il Messaggero Venerdì 11 Marzo 2011

lunedì 28 febbraio 2011

Cinesi in visita alla Merloni

Dopo l'incontro di Fabriano sulla Merloni, il sindaco di Nocera Umbra, Donatello Tinti, presente al tavolo di giovedì scorso, sottolineando la positività della giornata.

"In attesa della scadenza del 15 marzo, ultimo termine fissato per la presentazione delle integrazioni delle offerte prodotte dai gruppi industriali interessati all'acquisizione del complesso aziendale della Antonio Merloni, intorno al tavolo di lavoro convocato a Fabriano, tutti i soggetti coinvolti si sono trovati concordi con i commissari straordinari sulla necessità impellente di richiedere una proroga all'amministrazione straordinaria della legge Marzano e, quindi, della cassa integrazione, che scadrà il prossimo 24 maggio, e che coinvolge quasi 2.400 addetti tra gli stabilimenti di Umbria e Marche - spiega Tinti - Di pari passo, dovrà essere concretizzato il percorso che ci consentirà di utilizzare tutti gli strumenti conseguenti dall'accordo di programma finalizzato a creare nuove iniziative industriali per il rilancio economico del nostro territorio e di tutta la dorsale appenninica.
A questo proposito è già stato fissato un incontro specifico, che si svolgerà a Roma il 3 marzo tra Ministero e Regioni interessate. Nei prossimi giorni - conclude il sindaco di Nocera Umbra - come comunicato dall'ambasciata, verrà in visita, sia a Nocera Umbra che a Fabriano, il gruppo cinese interessato all'acquisto; i cittadini e i lavoratori saranno puntualmente informati sugli sviluppi della situazione".

E la visita dei cinesi segue quella effettuata qualche giorno fa dall'azienda iraniana che si è detta interessata all'acquisto della Merloni. Si stringono i tempi, dunque, per poter dare una risposta ai lavoratori.

Corriere dell'Umbria Lunedì 28 Febbraio 2011

lunedì 15 novembre 2010

Merloni: accordo di programma se non ci sono investitori

"Il bando in scadenza oggi ci consentirà di capire se c'è un soggetto imprenditoriale, con un piano industriale serio e affidabile, che possa rilevare il gruppo Antonio Merloni. Se così non sarà, allora dobbiamo accelerare al massimo l'attuazione dell'accordo di programma che dovrà essere funzionale, lo voglio ribadire, a realizzare investimenti per altre attività produttive permanenti che salvaguardino gli interessi dei lavoratori di questo territorio e il loro posto di lavoro. È quanto ha affermato la presidente della Regione Umbria, Catiuscia Marini, che stamattina si è recata a Nocera Umbra per incontrare i lavoratori della "Antonio Merloni" che da sabato stanno occupando la torre campanaria."
Sono venuta a Nocera Umbra – ha detto la presidente – non solo per testimoniarvi quella che vi è dovuta, la solidarietà mia e dell'intera Giunta regionale, ma anche per assicurarvi che la Regione continuerà, come ha fatto in questi mesi, a profondere il massimo del suo impegno per una soluzione positiva della vertenza. Questa – ha proseguito - è una vertenza le cui dimensioni, in termini di territori e numero di lavoratori interessati, è nazionale ed occorre che sui suoi sviluppi prosegua l'attenzione del Governo, insieme alle istituzioni locali".
Ai lavoratori della "Merloni", che le chiedevano un impegno ancora più costante, la presidente ha assicurato che "vi sarà e, anzi, sarà ancor più stringente se si dovesse passare al'attuazione dell'accordo di programma, che fissa impegni anche finanziari della Regione e enti locali. Sia chiaro - ha sottolineato - che privilegeremo soluzioni permanenti. Abbiamo anche favorito l'azione dei commissari nella ricerca di partner industriali che potessero garantire una soluzione unitaria, ma finora nulla si è concretizzato".
La presidente della Regione Umbria, inoltre, ha incontrato i lavoratori precari in servizio presso il Comune di Nocera Umbra per la fase di ricostruzione post terremoto del 1997 ai quali ha detto che la Regione ha già garantito risorse per progetti che consentano la prosecuzione dei contratti e che, compatibilmente con le norme in materia di finanza pubblica e di stabilizzazione, terrà presente la loro problematica.

Port/fa
Pol/pr 121
Regione Umbria Lunedì 15 Novembre 2010

mercoledì 20 ottobre 2010

Una cantina a forma di guscio di tartaruga firmata Arnaldo Pomodoro

La famiglia Lunelli ha scelto Eurochocolate per lanciare in anteprima assoluta il progetto affidato e realizzato da Arnaldo Pomodoro alla sua prima opera architettonica, una cantina a forma di guscio di tartaruga (il carapace) che sorgerà nella tenuta di Castelbuono nei pressi di Montefalco
"Sarà la prima scultura abitabile al mondo, nella quale si vive e si lavora"
ha precisato tempo fa il grande scultore italiano.
"Questa è anche la prima volta in assoluto che ne parliamo con la stampa "
precisa Marcello Lunelli nel corso dell'incontro organizzato dall'azienda per presentare i cioccolatini all'Acqua Sorgiva (l'acqua fa parte della gamma di prodotti del gruppo Lunelli oltre al mitico Ferrari , alla grappa Segnana, al Chianti di Podernovo e al Sagrantino di Montefalco e Bevagna) organizzata presso l'Osteria dei Piori, ex Cinastik
"Dal Trentino siamo venuti a fare il vino in Umbria perché questa terra esprime fascino e suggestioni particolari. Noi siamo una di quelle aziende a conduzione familiare che nel lavoro mette cuore, passione e anima e portano avanti i numeri della produzione a braccetto con la qualità. All'inizio, per la verità, siamo stati attirati qui dall'olio ma la nostra attenzione è stata subito calamitata da Montefalco e dai suoi straordinari vini. Nel 2001 ci siamo insediati in uno dei vigneti più storici, con piante di oltre 40 anni. Poi siamo andati a Cantalupo nel Comune di Bevagna. Al momento nel territorio abbiamo 30 ettari di vigneto. I nostri obiettivi primari sono la valorizzazione di un vitigno e della sua storia e l'indipendenza produttiva. Per questo abbiamo selezionato le vigne più meritevoli e racchiuso nelle bottiglie ciò che di più buono la natura mette a disposisione. Nel 2006 sono stati immessi nel mercato il Sagrantino e il Rosso di Montefalco della tenuta di Castelbuono, due grandi rossi. Il nostro non è un innamoramento passeggero. Lo dimostra la cantina che abbiamo affidato, per il design a Pomodoro; gli abbiamo chiesto di misurarsi con qualcosa che per lui fosse veramente nuovo, un progetto enologico innovativo e di grandissimo respiro."
Lo scultore è venuto a vedere l'Umbria ed in particolare la zona di Montefalco trovandola di rara bellezza tanto da paragonarne alcuni scorci al suo amatissimo Moltefeltro. Nel progetto di Pomodoro la cantina, lunga 30 metri e larga 25, avrà la forma del guscio di una tartaruga, simbolo di longevità, che richiama nella forma l'unione tra cielo e terra.
"Sarà la prima scultura abitabile del mondo"prosegue Marcello Lunelli "e siamo molto felici di costruirla in Umbria. É formata da due strati, quello superiore, esterno, con degli archi laterali a sostenere il tetto a guscio, servirà per la presentazione del vino, quello inferiore, interrato, ovvero la pancia della tartaruga sarà la zona dei baricchi. Il tetto sarà rivestito di lastre di rame, un materiale che esprime calma e luminosità, con crepe e strappi a ricordare il terreno umbro

Anna Lia Sabelli Fioretti
Corriere dell'Umbria Mercoledì 20 Ottobre 2010

sabato 17 luglio 2010

Spigadoro: niente stipendio, è sciopero

Dopo tre mesi di mancata erogazione dei salari, i 70 dipendenti dell'azienda folignate incrcociano le braccia contro le promesse non mantenute da parte dell'azienda

Senza stipendio dal mese di aprile e pure senza 14esima: da stamattina i lavoratori della Spigadoro di Foligno, azienda del settore alimentare che conta circa 70 dipendenti, sono in sciopero ad oltranza per chiedere lo sblocco di una situazione giudicata ormai insostenibile. "L'adesione è totale", fanno sapere la Rsu insieme a Flai Cgil, Fai Cisl e Uila Uil, che spiegano come la protesta sia prima di tutto rivolta contro l'atteggiamento padronale: la direzione aziendale infatti aveva assunto l'impegno ad accreditare almeno lo stipendio di aprile entro la prima settimana di luglio e le altre due mensilità arretrate entro il 20 dello stesso mese. Poi, entro il 31, sarebbe stata pagata anche la 14esima.
"Invece ad oggi i lavoratori non hanno visto un euro e questo è del tutto inaccettabile"
, afferma Massimo Venturini, segretario regionale Flai Cgil.
"Tra l'altro – prosegue il sindacalista – nell'ultimo periodo i lavoratori hanno davvero dato tutto quello che potevano per aiutare l'azienda in una fase difficile. Hanno lavorato sette giorni su sette, sabati e domeniche inclusi, hanno fatto straordinari e questo ha permesso a Spigadoro di registrare buoni risultati, soprattutto con le esportazioni del prodotto, che rappresentano i due terzi delle vendite."
Quindi, a fronte di un'azienda che produce e ha mercato anche all'estero, i sindacati non possono accettare che ai lavoratori non sia garantito almeno il diritto fondamentale allo stipendio.
"Lo sciopero andrà avanti a oltranza finché i lavoratori non avranno quello che spetta loro – avverte ancora Venturini - ma se l'azienda non dovesse pagare, allora chiederemo l'apertura di una crisi per ottenere almeno la cassa integrazione, perché è chiaro che 70 famiglie non possono essere private così a lungo di un reddito."
e i sindacati si rivolgono anche alle istituzioni locali:
"Chiediamo un loro immediato coinvolgimento – conclude Venturini – servono azioni efficaci nei confronti di questa azienda che, va ricordato, è l'ultimo pastificio industriale dell'Umbria e va quindi assolutamente salvaguardata."

16 luglio 2010
Ufficio stampa Cgil Umbria

mercoledì 31 marzo 2010

Per la Merloni un'alternativa dall'Italia

Il possibile futuro della "Antonio Merloni" non parla soltanto cinese. C'è anche un imprenditore laziale interessato fortemente all'acquisto del gruppo. É Gianpaolo Fiorletta, del Gruppo Novalis Holding di Paliano (Frosinone), l'imprenditore che ha rilevato rami d'aziende dalla multinazionale Basell e dalla Meraklon di Terni. Fiorletta ha formalizzato ufficialmente il suo interesse all'acquisto della "Antonio Merloni" con una lettera inviata a Mediobanca il 10 febbraio scorso. Interesse subordinato ai risultati delle analisi aziendali e strutturali che intende svolgere.
Mediobanca non ha chiuso le porte, ma ha subordinato il suo assenso ad una condizione: che l'industriale alleghi alla sua richiesta un attestato di credibilità rilasciato da un Istituto di Credito di spessore. Fiorletta si è dato da fare ed avrebbe incassato la disponibilità di un paio di banche che, però, vorrebbero prima conoscere la reale portata economica dell'operazione. Valutazione che non è possibile fare senza l'accesso ai dati riservati. Accesso consentito soltanto in presenza di un piano economico circostanziato. Insomma, saremmo nel mezzo di una delicata fase di stallo che si cerca di superare con ulteriori contatti e confronti. Gianpaolo Fiorletta, in una missiva spedita da Terni l'11 marzo ed indirizzata al commissario di Mediobanca Andrea Giorgianni, spiega nei dettagli il senso della sua operazione. Sarebbe sua intenzione proseguire l'attività nel settore del "bianco" (frigoriferi, lavatrici, lavastoviglie) in forza della storia del marchio, della qualità dei prodotti e della professionalità delle maestranze. Sul mercato, inoltre, la crisi ha liberato quote di mercato che prima erano detenute da competitors che, in seguito alla crisi, hanno riconvertito la produzione e ridotto l'espansione per la difficoltà di entrare in certi contesti. L'obiettivo di conquistare questi spazi verrebbe raggiunto anche grazie alla sinergia con il gruppo Fiorletta.
Circa il personale, nel giro di un quinquennio, verrebbe riassunta quasi tutta la forza lavoro oggi impiegata con un preciso programma da concordare con il sindacato ed il Ministero. Nella sua proposta l'industriale laziale entra nei dettagli della situazione del gruppo "Antonio Merloni" nei vari contesti in cui opera dal nord Europa, allo stabilimento ucraino, a quelli di Gaifana e Fabriano, alla struttura commerciale in Varsavia, la Elmarc e Tecnogas. Con una conclusione precisa: per rilanciare l'attività è determinante il fattore tempo. A sostegno di Fiorletta si sono già schierati un gruppo di piccoli imprenditori dell'indotto Merloni, la Cna e la Cgia che invitano a rivolgere alla proposta la stessa attenzione dimostrata nei confronti di quella avanzata dai cinesi.
Il Messaggero Mercoledì 31 Marzo 2010

domenica 21 febbraio 2010

La China Machi comprerà la Merloni?

China Machi è la nuova speranza dei lavoratori Merloni. Gli operai hanno mutui da pagare, figli da far crescere. Il gruppo orientale sarebbe intenzionato a comprare tutto per 500-700 milioni o giù di lì. Intanto i sindacati raccontano la situazione critica di 3.200 lavoratori diretti a rischio, più di altri 1.500 dell'indotto; quel centinaio di imprenditori che, ogni giorno, servivano Merloni sono anch'essi a terra. Il ministero dello Sviluppo economico ha assicurato che l'accordo con le Regioni coinvolte dalla crisi del gruppo elettrodomestico - Marche, Umbria ed Emilia Romagna - sarà sottoscritto entro il 28 febbraio.
Tale accordo servirebbe a scongiurare il fallimento della "Antonio Merloni" e garantire la continuità degli ammortizzatori sociali per gli oltre 3 mila lavoratori. Nel frattempo, gli operai continuano a protestare, visto che una data precisa ancora non c'è. La Regione Umbria, dal canto suo, ha già aderito al progetto Feg-Merloni, al vaglio della Commissione europea: l'obiettivo è promuovere il reinserimento occupazionale dei lavoratori in cassa integrazione negli stabilimenti umbri di Nocera Umbra e Costacciaro.
La crisi oltre l'Appennino In Umbria non c'è solo la Merloni a preoccupare i lavoratori della dorsale appenninica. Molte medie aziende tengono in cassa integrazione straordinaria dai 20 ai 40 e più lavoratori. A Panicale, la Trafomec (250 persone più l'indotto) trema. I vertici avevano giustificato così il crollo del fatturato del 50 per cento:
"a causa della gravissima crisi finanziaria, delle conseguenti negative ricadute di economia reale e di consumi, l'azienda ha subìto una improvvisa e imprevista sensibile contrazione delle propria attività."
Cgil, Cisl e Uil hanno lanciato l'allarme anche per i circa 200 posti (113, più un centinaio di indotto) alla centrale Enel di Bastardo-Gualdo Cattaneo. Il problema è quello delle emissioni inquinanti, che devono rispettare nuovi e più stretti parametri sul monossido di zolfo, l'ossido di azoto e le polveri: se la centrale non verrà migliorata sotto questo importante aspetto, decisivo per la salute degli abitanti del Comune di Gualdo Cattaneo e per la difesa di ambiente fatto di olivi e di viti, allora si rischierebbe la chiusura.
Polo chimico ternano in caduta libera? Dal polo chimico ternano giungono brutte notizie sulla Basell. Dopo che un'altra multinazionale, la norvegese Yara, aveva già dato forfait alla Terni industrie chimiche di Nera Montoro dove, fra lavoratori diretti e indotto, c'erano circa 250 persone. Adesso la multinazionale olandese e statunitense Lyondell-Basell – sotto procedura fallimentare negli Usa - potrebbe chiudere o passare la mano. Le sorti dell'azienda che produce polipropilene, venduto ad altri importanti marchi quali Meraklon e Treofan, saranno decise a Roma il 24 febbraio, dove si incontreranno i sindacati Femca, Filcem e Uilcem e la rappresentanza aziendale. L'intera filiera rischia, tra diretti e indiretti, circa 500 posti di lavoro. Dalla Conca ternana partono nuovi disperati appelli d'aiuto al Governo. Stesso discorso per la Emicom di Terni e Massa Martana. Il Consiglio comunale di Terni ha approvato un atto di indirizzo con il quale si sollecita l'istituzione di un tavolo permanente per la Emicom - ex Elettromontaggi, messa in liquidazione. In ballo c'è il futuro di circa 160 lavoratori dei siti di Terni e Massa Martana che in gran parte, al termine della cassa integrazione, resterebbero senza alcuna prospettiva.
Paolo Giovannelli
La Voce Domenica 21 Febbraio 2010

mercoledì 10 febbraio 2010

La China Machi Holdings Group per la Merloni?

I cinesi vanno avanti. Anche ieri il gruppo della China Machi Holdings Group ha lavorato sul progetto di acquisizione della A. Merloni, comparto elettromestici bianchi, che comprende tre stabilimenti - due a Fabriano, nelle Marche, uno a Nocera Umbra (località Gaifana)- con più di duemila dipendenti. La China Machi sembra intenzionata ad andare avanti con una proposta di acquisito pari a circa 500 milioni di euro, che potrebbero salire a 600 se verrà inglobato anche lo stabilimento della A. Merloni in Ucraina. Nessuno taglio è previsto al personale, almeno questo hanno garantito i manager cinesi, anzi prevedono un piano di nuove assunzioni e la ricerca di mercati per gli elettrodomestici Ardo, made in Italy.
Siamo agli ultimi giorni di studio del progetto. I prossimi incontri sono stati fissati dopo la festa del Capodanno cinese, che cade il 14 febbraio.
"Il 19 febbraio avremo una riunione a Roma per parlare della questione dice al telefono dalla Cina, Marco Zhou Yue, amministratore unico della Ottoitalia con sede a Roma, che tratta per la China Machi L'incontro è al ministero dello Sviluppo economico, con il sottosegretario, forse ci sarà anche il ministro Scajola."
Marco Zhou Yue, con una delegazione cinese, ha già visitato lo stabilimento di Gaifana e ha da tempo avviato contatti con i funzionari regionali. Lo stesso ha fatto con i due punti produttivi di Fabriano e la Regione Marche. Entro il mese di febbraio è attesa la formulazione della proposta, che poi dovrà essere valutata nella sua congruità dai tre commissari nominati dal ministero, in quanto la A. Merloni è in amministrazione controllata.
La notizia dell'interessamento cinese è trapelata sabato scorso a Pechino ed è stata confermata dal presidente della Regione Marche, Gian Mario Spacca, che si trovava in Cina per l'inaugurazione della mostra su padre Matteo Ricci. La China Machi, società con capitale internazionale, ha tra le sue partecipate la cinese Sinotrans Csc group Ltd che si occupa di logistica e grande distribuzione e fattura 15 miliardi di dollari. Il gruppo appare solido e con la volontà di rimanere in Italia e penetrare mercati come il Nord Africa, il Medio Oriente, l'Europa dell'Est e l'America.
La A. Merloni non è solo elettrodomestici, ma anche bombole per il gas e serbatoi con tre stabilimenti tuttora operativi: uno a Costacciaro, in provincia di Perugia (25 dipendenti), un secondo a Matelica (140 lavoratori), nel Maceratese, un terzo a Sassoferrato (70 dipendenti), nell'Anconetano. Per questo comparto - A. Merloni Cylinders and Thanks - sono state presentate due offerte. La loro entità non è nota; silenzio anche sui nomi dei due imprenditori. Il tam-tam nelle tre fabbriche parla di due grossi industriali: il marchigiano Luciano Ghergo titolare della G.I.&E. Spa (turbine ed energia rinnovabile) e il pescarese Walter Tosto (Serbatoi Spa).
Le due offerte sono sul tavolo dei commissari, che per ora le valutano in modo prudente.
"sì, ci sono due manifestazioni di interesse per rilevare i tre stabilimenti del comparto A. Merloni bombole e serbatoi riferisce Stefania Montagner, segretaria provinciale della Fim-Cisl di Macerata, che lunedì era nella delegazione ricevuta al ministero per lo Sviluppo economico sono state giudicare una lontanissima e una lontana, le due offerte al momento sono state insoddisfacenti rispetto alle aspettative dei commissari."
La prossima settimana i commissari avvieranno trattative specifiche con le due società per tentare un accordo.
i tre stabilimenti impiegano nel complesso circa 230 dipendenti e sono stati stimati 30 milioni di euro. Nonostante la crisi globale e quella della A. Merloni, le tre fabbriche vanno abbastanza bene.
"Il lavoro c'è spiega la Montagner a Matelica, dove si producono bomboloni e serbatoi di grandi volumi, si continua a lavorare con fermi di una settimana al mese di cassa integrazione; a Sassoferrato, dove si fanno bombole, addirittura non fanno percorsi di cassa integrazione, mentre a Costacciaro, dove si producono serbatoi, la cassa integrazione è limitata."

martedì 26 gennaio 2010

Lavoratori Merloni ancora in piazza a Nocera Umbra

Con il mese di gennaio, siamo ormai al quindicesimo mese di amministrazione straordinaria per l'azienda "Antonio Merloni", ma le prospettive di un accordo di programma che getti le basi per delle future iniziative imprenditoriali sembrano allontanarsi. È infatti slittata l'ultima data, prevista per oggi, per la sigla di tale accordo fra governo ed istituzioni regionali e, allo stremo delle forze e delle speranze, i lavoratori dell'azienda di Colle di Nocera hanno deciso di tornare in piazza.
Le tre sigle sindacali Cgil, Cisl e Uil hanno indetto, infatti, per questa mattina un sit- in di fronte allo stabilimento nocerino, che proseguirà in tarda mattinata in piazza Italia a Perugia per richiedere al prefetto di incontrare una delegazione di lavoratori. Quella di oggi è solo l'ultima di una serie di iniziative che hanno coinvolto organizzazioni sindacali ed istituzioni nella volontà di dare attenzione ad una vicenda che coinvolge 3.500 lavoratori nei diversi stabilimenti dell'azienda- 1038 solo a Colle di Nocera Umbra- ed oltre 4.000 nell'indotto.
Queste iniziative hanno anche visto il coinvolgimento del Vescovo Sorrentino, che, nella Messa per il lavoro tenutasi nel novembre scorso a Boschetto, ha sottolineato l'importanza di un'adeguata occupazione lavorativa come caposaldo per il mantenimento della dignità personale.
A seguito di questa iniziativa, la vertenza Merloni è giunta fino al Papa, quando lo stesso vescovo Sorrentino ha incontrato il segretario di stato vaticano, il cardinal Bertone, sottoponendo alla sua attenzione la vicenda. Ma diverse sono state anche le iniziative delle forze politiche e delle istituzioni locali, con i consigli comunali aperti nei comuni di Gualdo Tadino e Nocera Umbra, ed i due consigli provinciali straordinari svoltisi a Nocera Umbra. Non sono mai mancate iniziative anche da parte dei sindacati, come l'appello lanciato sul Campanaccio, luogo simbolo di Nocera Umbra, dalla Cgil nello scorso novembre, o la manifestazione unitaria di tutte le sigle sindacali nel marzo 2009, che ha portato in piazza a Gualdo Tadino tutte le componenti politiche ed istituzionali del territorio. I dipendenti, che si dicono ormai fortemente preoccupati e sottolineano come siano passati due mesi dall'ultimo pezzo uscito in produzione dalle catene di montaggio dello stabilimento di Colle, sono più volte intervenuti in queste iniziative, che hanno visto un costante aumento della partecipazione da parte dei lavoratori, numerosi anche nell'ultima iniziativa svoltasi in piazza a Nocera Umbra nel dicembre sorso, a ridosso delle festività natalizia. Sarà anche la presenza di questa mattina di fronte alla fabbrica a tastare il polso di una situazione che si sta via via infiammando.

mercoledì 25 febbraio 2009

I tagli alle Officine Grandi Riparazioni di Foligno

C'erano una volta la reinternalizzazione delle lavorazioni, nuove assunzioni ed il ruolo strategico delle Officine Grandi Riparazioni, alias Omc, nelle manutenzioni del materiale rotabile del Gruppo Fs.
C'erano una volta perché adesso non ci sono più. Non solo non si parla più di nuove assunzioni, non solo il ruolo strategico va a farsi benedire visto che tutto si fa in nome dell'Alta Velocità e le manutenzioni d'eccellenza passeranno alle aziende private, ma neppure su rilancio e reinternalizzazione c'è più tanto da crederci.
Parola di sindacato. L'ultima delusione arriva dal doppio incontro che Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uilt-Uil, Ugl, Orsa, Fast FerroVie ed Rsu hanno avuto prima con i vertici dell'Officina folignate e poi con i responsabili del Trasporto regionale di Umbria e Marche.
Una delusione che suona peraltro come una beffa tanto che i sindacati hanno aperto le procedure di raffreddamento, vale a dire lo stato di agitazione sindacale, sia contro Trenitalia che contro Rete Ferroviaria Italiana.
Il primo fronte si apre sul piano di attività 2009 delle Omc: secondo il programma illustrato ai sindacati si perderanno altre 70mila ore di lavoro, con una produttività che si attesterà quindi a 560mila ora annue, con una perdita secca di altri 30-35 addetti.
In sostanza, se dovessero essere confermati questi numeri, le Ogr avrebbero perso in soli due anni ben 150mila ore di lavorazioni.
"Un piano assurdo, incomprensibile ed incompleto - tuona la Fit-Cisl con Gianni Martifagni - questo è un impianto che potrebbe persino lavorare di notte e tutto quello che ci sanno dire è che si ridurrà l'orario di lavoro, abbandonando i tre turni e tornando a quello spezzato, motivando tutto questo con la crisi del Paese e con la necessità di risparmiare i costi del riscaldamento dello stabilimento.
É incredibile."
I sindacati sono sul piede di guerra perché neppure un impegno sinora si è tradotto in realtà e perché non si investe neppure sul futuro.
"Trenitalia ormai punta tutto sull'Alta Velocità e non guarda in neppure in prospettiva a quello che potrà essere l'Italia una volta finita la crisi."
Le comunicazioni del capo impianto ingegner Bernardini, del responsabile Linea locomotiva ingegner Diversi e del responsabile Personale e organizzazione Morucci insomma hanno irritato non poco, tanto che i sindacati concedono dieci giorni di tempo per fare chiarezza su tutta la situazione.
Sennò arriveranno le azioni di protesta. Ma neppure sul Trasporto regionale va meglio e anche qui ormai i sindacati sono in procedura di raffreddamento: l'azienda in Umbria vuol sperimentare l'unificazione del capo deposito macchine e del capo personale viaggiante, due ruoli strategici su cui le organizzazioni dei lavoratori non vogliono cedere.
"Sono figure delicatissime e strategiche - spiega Martifagni - è impensabile riunirle in un'unica persona.
E poi perché le sperimentazioni in negativo si fanno sempre in Umbria."
Questa situazione si incastra con un'altra che riguarda Rfi, la quale da sette mesi non ha ancora provveduto a nominare i nuovi dirigente centrale operatore (che si occupa delle linee e delle stazioni disabilitate) e dirigente centrale interno (che si occupa della stazione di Foligno e della manovra).
"Tutto questo - chiosa Martifagni - suona come un declassamento e un impoverimento"

venerdì 20 febbraio 2009

La Town Life non abbandona Foligno

Abbandonato lo stabilimento che per circa dieci anni era stato adibito alla costruzione di city car e golf car, la Town Life ha comunque deciso di non chiudere con la realtà folignate.
La produzione delle mini auto, in effetti, non avrà più luogo a Foligno ma è stata affidata a terzi: in particolare ad un'azienda di Città di Castello, una di Chivasso e una di Modena.
In queste località avverrà l'assemblaggio delle macchinine. A Foligno la Town Life sta trattando l'acquisto di un capannone, sempre nei pressi della zona industriale di Sant'Eraclio, dove ci sarà spazio, tra l'altro, per uno show room.
A rendere nota la strategia dell'azienda è stato Gianmaria Saronni, amministratore unico. "a Foligno per il momento abbiamo cinque dipendenti che si occuperanno delle golf car con speciali allestimenti; per quanto riguarda le micro car, invece, contiamo di sviluppare il mercato nel nord Europa, dove abbiamo riscontrato forte interesse per la nostra produzione".
Nata dalle ceneri della Iso Rivolta, la Town Life ha investito 15 milioni di euro su questa impresa.
Inizialmente la mano d'opera impiegata era di circa cento unità, ma il piano di ristrutturazione ha letteralmente smantellato lo stabilimento folignate, quello che pochi giorni fa è stato venduto all'asta dal curatore fallimentare

mercoledì 18 febbraio 2009

A Foligno nasce un colosso aeronautico

Nasce a Foligno un vero e proprio colosso aeronautico. C'è anche la candidatura a costruire la porta di carico dell'Airbus e la fusoliera del Falcon. L'azienda folignate Oma spa (società aeronautica operante nei settori delle aerostrutture, accessori ed equipaggiamenti) ha sottoscritto un accordo strategico di collaborazione con la Aerosoft spa di Napoli, (società di progettazione ed engineering evoluto nei settori aeronautico, spaziale, automobilistico, ferroviario e navale).
Il patto siglato dalle due aziende consentirà di progettare, sviluppare e produrre fusoliere "chiavi in mano".
In gergo tecnico si chiama accordo "best relationship", nella sostanza si è costituita la più grande "impresa" privata italiana in grado di realizzare il prodotto già citato sopra.
"Le due aziende - spiega Umberto Tonti, consigliere di amministrazione della Oma - si integrano alla perfezione."